Green card matrimonio gli Stati Uniti

Green Card – come ho avuto la mia

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Come promesso, sono qui a raccontarvi in dettaglio tutti i passi che ho dovuto seguire per avere la mia Green Card. Vi racconteró tutta la storia, ma se non vi interessa, saltate direttamente al paragrafo successivo.

Io ho ottenuto la mia Green Card in qualitá di coniuge di un cittadino americano.

Se questo non è il vostro caso, potreste comunque trovare utili le parti sulla visita medica e sull’intervista con l’Immigration.



Quando io e mio marito, al tempo fidanzato, vivevamo a Roma, avevamo un piano, estremamente vago, riguardo la nostra vita futura. Pensavamo che un giorno indefinito saremmo tornati negli Stati Uniti, ma non avevamo fretta. Quindi nemmeno avevamo mai fatto ricerche approfondite sulle procedure. Vittime dei miti hollywoodiani, pensavamo che sarebbe bastato sposarsi.

A marzo del 2012 Rick mi si presenta molto romanticamente con anello e relativa proposta di matrimonio. Il suo progetto, ingenuo e molto americano era: “sbrighiamoci e mettiamo in cantiere un bebè”. Non immaginerete la sua faccia mentre gli (ri)spiegavo che l’Italia non è Las Vegas, che non avremmo potuto convolare a nozze in un giorno; e nemmeno in un mese; e molto probabilmente nemmeno in tre. Che nostro figlio forse ci avrebbe fatto da paggio alle nozze…

vegas

Nonostante qualche brutta esperienza con la burocrazia italiana, per Rick restava semplicemente inconcepibile l’idea di dover girare da un ufficio all’altro, dover chiedere un giorno di permesso da passare interamente in fila da qualche parte e poi magari nemmeno concludere nulla per un cavillo. Tutte spiacevolezze che ci sono accadute nel caso del matrimonio. Non mi dilungheró a narrare quel calvario che è la raccolta dei documenti necessari per sposare uno straniero in Italia. Terró per me parolacce e maledizioni che ancora oggi fluiscono spontanee quando penso alla mole di burocrati maleducati ed assenteisti con cui ho avuto a che fare. Vi diró solo quando mi sono arresa. Quando dopo oltre tre mesi passati a raccogliere carte e mendicare (mendicare!) servizi, una sera mi sono ritrovata a scrivere al Ministero della Giustizia, Striscia La Notizia e a cercare il numero del mio vecchio psichiatra. Allora ho capito che era arrivato il momento di dire basta. Matrimonio in stand-by per un po’. Avevamo giá le vacanze prenotate per far visita alla famiglia di Rick negli States. “Andiamo in vacanza e al ritorno ci rimettiamo all’opera”.

In “vacanza” in Florida.

A luglio del 2012 Rick ed io siamo venuti in Florida pensando di restare 12 settimane – il massimo consentito ad un turista (io). Non siamo mai tornati.

Tutti i suoi parenti ed amici erano molto contenti per il nostro fidanzamento (ricordate, qui “fidanzato” significa che c’è una data di nozze) e continuavano a chiederci quando e dove. E noi non sapevamo cosa rispondere. E’ stato allora che ci è venuta la grande idea. In Italia ci vorranno pure mesi per sposarsi, ma in America no. E se mentre siamo qui..?

Primo cambio radicale del nostro “progetto”. Matrimonio lampo negli Stati Uniti, da far registrare una volta tornati in Italia.

Procedura per sposarsi in Florida. Questo il sito. Per prima cosa bisogna ottenere una Marriage License. A tal fine, ci si presenta in un Clerk of the Court, Tribunale Civile, senza appuntamento e con un documento di identitá. Per i cittadini stranieri, il passaporto. Per tutti gli altri, qualsiasi documento, anche la patente. Si paga una tassa di $93.50 se si va di fretta, oppure di soli $32.50 se si accetta di prendere parte a un corso prematrimoniale. L’impiegato che ci riceve ci fa compilare un solo, semplice modulo con i dati anagrafici, ci fa giurare la nostra identitá e stato civile alzando la mano destra (il Tribunale di Roma non aveva appuntamenti prima di sei mesi per questa procedura, ma un notaio avrebbe potuto aiutarmi per 900 euro…) e ci manda a casa con un Family Law Handbook, un opuscolo informativo su diritti e doveri dei coniugi. Due giorni dopo la licenza è pronta. Dura 60 giorni, dopo scade.

Il passo successivo è trovare un officiante e un posto dove celebrare le nozze. In mancanza di fantasia e/o denaro, si puó fare anche questo al Tribunale Civile. Noi abbiamo trovato un simpaticissimo officiante con una breve ricerca su internet. Il suo onorario è stato di circa $300. Non ho idea di cosa si paghi in Italia al prete o al funzionario civile, ma chiunque abbia esperienza potrá fare i dovuti raffronti. Quanto al luogo, la flessibilitá è massima. Vuoi celebrare lo sposalizio in spiaggia? Va bene. In un parco pubblico? Va bene. Nel giardino di casa? Va bene. Non ci sono regole o costrizioni. Ognuno fa esattamente ció che desidera. Io ho optato per una location con un giardino tropicale, dove hanno avuto luogo sia la cerimonia che la festa. Qui è atipico imporre agli ospiti di spostarsi, magari per chilometri, per le due cose.

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Photo Tom Weber
Location Sundy House Delray Beach

Il secondo cambio radicale al nostro iniziale non-progetto, si è verificato a questo punto. L’idea di tornare in Italia e dover professare riti voodoo solo per avere il matrimonio riconosciuto, mi dava le convulsioni. Ma sembrava non esserci alternativa, perchè, cari amici, devo avvisarvi a chiare lettere: venire negli Stati Uniti da turisti con la segreta idea di sposarsi e restare è frode. Si rischia di essere deportati e mai riammessi nel paese. Sposarsi tuttavia, come abbiamo visto, non è illegale per niente. E nemmeno è illegale restare se si è in grado di provare che non vi era intenzione fraudolenta sin dall’arrivo. Come provarlo? Beh, io per esempio avevo un biglietto di ritorno. Ma procediamo con ordine.

Se avete letto il mio precedente post, ricorderete che lo straniero in visita negli States è considerato un alien visitor, non immigrant. Questo è il suo status. Dopo il matrimonio, io dovevo cambiare il mio status in permanent resident, in qualitá di spouse of American citizen. Questo passaggio non è affatto automatico, non è esattamente semplice (visto che immediatamente si presume che possa esserci stata una frode) e non è nemmeno a buon mercato.

Procedura di Adjustment of Status. Per prima cosa si compila il modulo I-485. Questo è un modulo che raccoglie dettagliati dati anagrafici e preliminari dati penali (alla fine, qualcuno fará comunque un controllo alle Questure di tutti i luoghi in cui avete mai abitato in Italia). Si allegano: modulo G-325A, contenente dati biografici relativi a precedenti luoghi di residenza e rapporti di lavoro; modulo I-693, contenente informazioni mediche; documenti originali quali per esempio il certificato di nascita; fotocopie varie, per esempio il passaporto; due fotografie identiche; e si spedisce il tutto ad un indirizzo a Dallas. Con allegato assegno di $1070. Di questi, $985 servono per processare il modulo, e il resto copre il cosiddetto esame biometrico – ovvero il rilascio delle impronte digitali. Contestualmente, il tuo coniuge americano deve compilare un affidavit o petition, o modulo I-130, con il quale pure fornisce tutti i propri dati personali, e finanziari. Questi ultimi sono fondamentali perchè il coniuge deve essere in grado di “mantenerti” finchè a te non verrá rilasciato il permesso di lavoro. Il permesso di lavoro è contestuale alla Green Card. Fino ad allora lavorare per l’emigrante sará assolutamente illegale. Si allegano copie di documenti vari. “Vari”, perchè la lista differisce un po’ secondo i casi. Naturalmente per tutti serve un documento di identitá, ma per esempio, se precedentemente sposati, servono i certificati di divorzio. O certificati di morte del coniuge defunto, se vedovi. Il costo per processare questo modulo è di $420. Siamo a $1490.

Circa una settimana dopo, io ho ricevuto una lettera che diceva che la mia richiesta era arrivata ed era al vaglio. E che non avevo il diritto di lasciare il paese, pena annullamento immediato della mia pratica.

Anche l’appuntamento per il rilascio delle impronte digitali – o esame biometrico – mi è stato dato relativamente presto. Questo, come tutti si affrettano a ribadire, non è in alcun modo segnale che la tua richiesta verrá accolta. Diciamo apertamente, che è solo un modo, da parte della sicurezza, di avere impronte e connotati di ogni potenziale immigrato in un database.

Segue appuntamento per la visita medica. Per me questa è stata l’esperienza piú spiacevole di tutte, dal punto di vista umano e da quello economico.

hcChi fosse totalmente disinformato sul sistema sanitario americano, puó dare un’occhiata al mio post sull’argomento. Qui mi limito a dire che, quando ho ricevuto la chiamata per la visita medica, avevo giá un’assicurazione sanitaria, come si richiede a qualsiasi responsabile cittadino. Tuttavia all’ambulatorio mi informano che nessuna assicurazione copre per servizi medici relativi all’immigrazione. Quindi dobbiamo pagare. Lasciate che vi ricordi che il sistema sanitario qui è un business. Si cerca sempre di vendere qualcosa al paziente/cliente. Un altro esame, un altro farmaco. In questa particolare circostanza, dove lo straniero è normalmente disinformato e verosimilmente alle prime armi con il sistema, è estremamente facile farsi vendere cose superflue. Si è senza difesa. Anche mio marito, che non solo è americano, ma ha fatto il dentista per 13 anni prima di uscirne esasperato, si è trovato in grande difficoltá. Ok, dobbiamo pagare. E pagare cosa? Test HIV, epatite, vaccinazioni… Sulle vaccinazioni ero ferrata. Mi ero fatta spedire da casa la lista completa. Ricordo a chiunque si trasferisca negli Stati Uniti di fare altrettanto. La lista viene rilasciata dalla a.s.l. dove si risiedeva all’epoca delle vaccinazioni. Intimamente contenta di poter tenere testa al nemico almeno un po’, tiro fuori il mio bravo elenco. Il disappunto dell’infermiera è tangibile. Purtroppo dura poco.

–         Hmm… Mancano morbillo, parotite e rosolia.

–         Le ho avute tutte.

–         Si, purtroppo noi non possiamo crederle in parola.

–         E quindi?

E quindi potrebbero fare un’analisi del sangue per verificare. Ma questa analisi costa circa $500 e richiede alcuni giorni di tempo, oltre i quali scadranno i termini per la mia domanda di immigrazione. Se invece accetto di farmi fare le vaccinazioni, sono solo $400 e possiamo fare subito.

Ovviamente non ho scelta.

– Bene, – mi dice l’infermiera – allora procediamo al test di gravidanza.

– Prego?!

La tizia mi spiega, porgendomi patinati opuscoli di approfondimento, che non si possono somministrare queste vaccinazioni alle donne in attesa, quindi bisogna escludere che io lo sia. E naturalmente non puó credermi in parola quando dico che non lo sono. Il test costa $50. Propongo di andare alla farmacia di fronte a comprarne uno per $12. L’infermiera sente che è ora di chiamare in causa maggiori autoritá. Arriva poco dopo un assistant physician, figura che da noi non esiste, a metá fra un medico e un infermiere professionale. Mi offre il test di gravidanza gratis se accetto di fare le vaccinazioni subito. Sono allibita. Sta contrattando! Mi sembra di stare in un souk. L’infermiera mi porge una bottiglietta d’acqua minerale in caso non abbia esattamente bisogno di andare al bagno. Che gentile…

–         Oh, signora, ha letto l’opuscolo?

–         No.

–         Deve firmare qui, dove dice “… capisco che devo evitare una gravidanza per quattro settimane dalla somministrazione del vaccino MMR poichè sono note malformazioni del feto…”

–         Basta così! Chiami il medico. Sono qui dentro da un’ora e non ho visto nemmeno un dottore!

Il medico. Chiamiamolo il direttore dell’azienda. Negozia, come il suo team prima di lui, ma non cede. I miei progetti per una gravidanza non sono affar suo. Mi fa notare che ho bisogno di fare anche l’antitetanica. Rick dice che potremmo farlo dal suo medico di base (il che significherebbe non pagare, almeno questo). Ma qui, il CEO, dice che è illegale ottenere copertura assicurativa per qualsiasi cosa riguardi l’immigrazione.

–         Ma scusi, ha detto che ne ho bisogno, quindi sará legale farmela fare dal medico di famiglia.

–         Ne ha bisogno per la procedura di immigrazione.

–         Quindi, come medico mi sta dicendo che non ne ho bisogno.

–         Oh, signora, lei mi sta facendo passare proprio una brutta giornata…

Mi fermo qui. Sono uscita con 4 punture, un test di gravidanza, un conto di $600 (e abbiamo superato i  2000) e il divieto di provare ad avere un bambino per almeno un mese. E una bottiglia di coca cola che, se mi è concesso dirlo, avrei inserito per certe vie oscure al medico e a tutto il suo entourage. Ma tant’è.GCM

La temuta intervista. Dopo tutti i passaggi descritti sopra, si attende la convocazione per l’intervista con un funzionario dell’immigrazione. La mia è arrivata a fine febbraio, in tutto poco piú di quattro mesi dopo aver inoltrato domanda. Molti di voi avranno visto Green Card, il film con Gerard Depardieu e Andie Mc Dowell.

Ricerche su internet confermano che l’intervista si svolga come mostrato nel film: i coniugi vengono ascoltati separatamente, si fanno loro domande personali cui entrambi dovrebbero dare risposte piú o meno uguali. “Come vi siete incontrati?”; “ Cosa avete fatto lo scorso Natale?” ;“Cosa ha regalato a sua moglie per l’ultimo compleanno?”. La sera prima dell’intervista, ho passato ore a ricordare a Rick tutte queste cose. Mio marito, come la maggior parte degli uomini normali, non ha molta memoria per questi dettagli. Nel film il personaggio di Gerard Depardieu fallisce alla domanda “Quale marca di crema per il viso usa sua moglie?”. Ora ditemi se c’è un uomo fra voi che saprebbe rispondere.

americaBeh, a dispetto degli allarmismi su internet e dei miti cinematografici, la nostra intervista è stata estremamente semplice. Eravamo probabilmente gli unici senza un avvocato. Magari questo è piaciuto al funzionario. Non so. So solo che non ci ha mai separati e veramente non ci ha chiesto niente. Tra mille lettere, cartoline, fotografie ed altro materiale che era stato richiesto come “prova” della bona fide della relazione, ha preso una decina di foto e basta. Mi ha chiesto se mi piaceva la Florida e se mi mancava Roma. Poi mi ha fatto firmare un foglio che all’incirca diceva “le faremo sapere”, e tanti saluti.

Pensavo onestamente che qualcosa fosse andato storto. Ma due giorni dopo ho ricevuto una lettera, stampata in filigrana, con una bella bandiera a stelle e strisce che diceva a grandi lettere “Welcome to the United States of America”.



 

Jessica

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